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Francesca la schiava siculo piemontese

Submitted by blogbdsm on Sat, 10/27/2018 - 20:49

Conosco Francesca da diversi anni, di preciso dal 2014,  all’epoca era una studentessa di lingue presso l’università di Torino.  Mi scrisse di essere una schiava alle prime armi, di avere avuto qualche esperienza,ma nulla di che e soprattutto di essere diventata una mia avida lettrice e di non riuscire a leggere i miei racconti senza portare una delle sue mani in mezzo alle cosce e che quindi vorrebbe diventare una mia schiava.(il fatto che una lettice non riesca a leggere un mio racconto senza mettere una mano nella passerina è il discrimine tra un racconto riuscito e uno no a mio modo di vedere).
Io le faccio notare che la cosa importante per me è la sua reale convinzione, in quanto non mi piace perdere tempo, lei mi dice subito che la sua convinzione è totale, ed è disposta a dare tutta se stessa in un percorso di addestramento.
Le dico subito che da oggi in poi dovrà chiamarmi sempre padrone e  avrebbe dovuto stare per quindici giorni in castità forzata cioè non avrebbe potuto scopare, masturbarsi, né toccarsi in alcun modo. Questa è una pratica a cui mi piace sottoporre le mie schiave soprattutto agli inizi, perché molto invasiva dal punto di vista psicolgico e quindi perfetta a testare la  vera volontà di affrontare un reale percorso di sottomissione.
Nonostante la sua grande volontà, però l’eccitazione che provava a parlare con me, le impedì di riuscire a resistere per quindici giorni, anche perché la stuzzicavo in continuazione cercando di renderle la cosa ancora più difficile.
Le dico allora che dovrà essere punita severamente e come per contrappasso dantesco avrebbe dovuto masturbarsi con la spugna di ferro delle pentole. Il suo sguardo nei miei confronti quando lo dissi fu di terrore puro, cosa che mi eccitò terribilmente, la sensazione di terrore e contempraneamente la volontà di superare i propri limiti è una delle cose che mi piacciono di più in una schiava e che più mi eccitano.
Per Francesca la prova fu tremenda,  masturbarsi con la spugna di ferro la portò a sentire un bruciore tremendo  nella sua passerina in modo particolare quando andava in bagno a fare pipì dove il calore dell’urina portava ad accentuare ulteriormente la sensazione di bruciore.  Ciò le fece dire che non si aspettava una punizione così tremenda e che ci avrebbe pensato bene la prossima volta prima di non obbedire.
Dopo aver atteso qualche giorno che il bruciore della passerina passasse, decido di farle visita e le ordino di bere due litri d’acqua e di non fare pipì per quattro ore. Anche questa volta la prova fu molta dura, ma si vedeva la sua determinazione a soddisfarmi, a rendere felice il suo padrone, ma anche questa volta non ce la fece nonostante l’impegno e si fece la pipì adosso come una vera cagna.
Le faccio presente che anche questa volta dovrà essere punita,  non avendo soddisfatto il suo padrone, oltre a non essere un comportamento degno quello di farsi la pipì adosso.
La portai in macchina fino alla periferia di Torino fino a giungere in uno di quei bar di periferia frequentati da vecchi bavosi, mi fermai e iniziai a masturbarla fino a bagnarle tutte le mutandine. A quel punto le ordinai di entrare nel bar, di ordinare qualcosa da bere, di sedersi, aprire le gambe e mostrare il perizomino bagnato. Lei mi chiese allora e se volessero toccare cosa devo fare? Io le risposi che semplicemente devi lasciarli fare.
Anche se con fare sconsolato scese dalla macchina ed entro nel bar e ancora prima di ordinare da bere non passò inosservata, infatti una ragazza dal fisico mediterraneo, alta 1,75, con una quarta di reggiseno non passava esattamente di lì tutti i giorni. Lei si avvicinò al banco, ordinò un aperitivo e si sedette con l’intento di berlo. Prima di farlo aprì le gambe e mostrò il suo perizomino umido dei suoi amori ai frequentatori del bar, molti dei quali erano persone anziane che non toccavano una donna da chissà quanto tempo e infatti si avvicinarono cominciando a fare apprezzamenti abbastanza pesanti e a toccarle le tette e la passerina e come le avevo ordinato non si oppose.
Tutto questo durò per alcuni minuti quando Francesca tornò la vidi piuttosto provata e piena di vergogna, mai avrebbe pensato di arrivare a questo punto, ma la voglia di soddisfare il suo padrone l’aveva portata a farlo.

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